Articoli di andrologia e urologia a Bagheria - Palermo
Approfondimenti su prevenzione, sintomi e benessere sessuale
Questa raccolta di articoli di andrologia e urologia a Bagheria, Palermo, nasce per offrire contenuti chiari e strutturati su tematiche di salute maschile e benessere sessuale, con un taglio divulgativo ma accurato. L’andrologia si occupa della salute dell’uomo lungo tutto l’arco della vita, dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta e alla tarda età, e include aspetti legati allo sviluppo, alla fertilità e alla funzione sessuale. Avere informazioni affidabili aiuta a riconoscere segnali spesso sottovalutati e a comprendere quando può essere utile una valutazione specialistica.
Gli argomenti trattati sono scelti per rispondere a dubbi frequenti e per spiegare in modo comprensibile fenomeni comuni, come la sindrome della mezza età, l’importanza dell’igiene intima maschile, le malattie sessualmente trasmesse e condizioni specifiche come l’herpes genitale. Ogni approfondimento è pensato per accompagnare il lettore nella comprensione di sintomi, fattori di rischio, indicazioni di prevenzione e possibili percorsi clinici, mantenendo uno stile informativo e rispettoso della sensibilità del tema.
L’importanza dell’igiene intima maschile
Le patologie dermatologiche del pene rientrano tra gli ambiti di osservazione andrologica: l’andrologo, infatti, si interessa delle malattie della cute e delle mucose dell’apparato genitale maschile e, più in generale, dell’igiene intima fin dall’infanzia. Una corretta routine quotidiana rappresenta un gesto semplice, ma rilevante, perché contribuisce a ridurre irritazioni, infiammazioni e fastidi che spesso vengono trascurati o sottovalutati.
Definito da molti il “migliore amico dell’uomo”, il pene è un organo erettile con funzione copulatoria e riproduttiva. Proprio perché coinvolto nella sfera del piacere e della fertilità, merita attenzione e rispetto, a partire dalle abitudini di igiene intima, che in una parte della popolazione maschile non sono sempre adeguate o costanti. Per questo motivo, la Società Italiana di Andrologia ha indicato alcune regole pratiche, orientate alla prevenzione e alla cura quotidiana.
In sintesi:
- lavarsi le mani con acqua e sapone prima di toccare il pene per urinare
- lavare il glande in acqua corrente dopo ogni minzione
- lavare accuratamente il pene almeno due volte al giorno, al mattino e alla sera, retraendo completamente il prepuzio e utilizzando detergenti adatti alla cute maschile, in genere a pH neutro
- lavare pene, glande e scroto con acqua e detergenti adeguati prima e dopo l’attività sessuale, indipendentemente dall’uso del profilattico
- astenersi dai rapporti in caso di prurito, arrossamento o piccole lesioni genitali oppure, almeno, utilizzare obbligatoriamente il profilattico
- cambiare gli indumenti intimi ogni giorno
Queste indicazioni hanno un valore pratico: aiutano a mantenere un buon equilibrio locale e a riconoscere più facilmente eventuali segnali anomali, come irritazioni persistenti, lesioni o secrezioni, che meritano una valutazione medica.
Sindrome della mezza età
Un uomo in buona salute e fisicamente attivo può vivere intimità e rapporti sessuali anche in età avanzata. Tuttavia, le rapide trasformazioni sociali hanno modificato aspettative e dinamiche di coppia: l’aumentata aspettativa di vita, i cambiamenti più frequenti dei legami affettivi, il matrimonio più tardivo e, in alcuni casi, la relazione con partner molto più giovani possono favorire crisi di autostima e di percezione della performance. In questo contesto si colloca quella che viene descritta come “sindrome da inadeguatezza”, spesso ricondotta alla cosiddetta “sindrome della mezza età”.
Questo quadro, che interessa in particolare gli uomini tra i 40 e i 55 anni, può essere correlato al climaterio maschile, noto anche come andropausa: un periodo in cui si osserva un decadimento lento e progressivo dell’organismo e, tra gli aspetti più coinvolgenti, un possibile cambiamento della funzione sessuale. Con il passare degli anni, ad esempio, può essere necessaria una maggiore stimolazione genitale per ottenere un’erezione valida, può allungarsi il tempo tra un’eiaculazione e l’erezione successiva e le contrazioni eiaculatorie possono risultare meno intense, con una detumescenza più rapida rispetto all’età giovanile.
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Spesso, intorno ai cinquant’anni, compare anche un senso di urgenza legato a ciò che “non si è fatto prima”, che porta alcuni uomini a curare maggiormente immagine e forma fisica. In molti casi, però, questo non basta: soprattutto nei soggetti a rischio (fumatori, dislipidemici, ipertesi e diabetici) possono comparire calo del desiderio, deficit erettivo, riduzione delle erezioni notturne e mattutine, umore depresso, ansia, irritabilità, disturbi del sonno e percezione di un calo del benessere generale.
La sindrome della mezza età, quando presente, può essere prevenuta e trattata. L’andrologo, inteso come medico della salute maschile nelle diverse età, è la figura indicata per l’inquadramento: una visita accurata, lo studio della circolazione peniena, lo studio neurofisiologico dell’erezione, il controllo della prostata e il dosaggio del testosterone plasmatico possono essere passaggi utili per impostare un percorso mirato e favorire il recupero del benessere psico-fisico.
Tutte le modificazioni degli organi genitali
Prima del rapporto sessuale, sia il corpo maschile sia quello femminile vanno incontro a modificazioni importanti che non coinvolgono solo gli organi genitali, ma anche reazioni generali dell’organismo necessarie alla buona riuscita dell’atto sessuale. In entrambi i sessi, nella fase dell’eccitazione, si può osservare un aumento della frequenza cardiaca, della frequenza respiratoria e della pressione arteriosa, accompagnato da un incremento del tono muscolare.
Nella donna possono comparire fenomeni aggiuntivi più evidenti rispetto all’uomo, come la vasocongestione superficiale con chiazze rossastre (soprattutto sul torace) e l’inturgidimento delle mammelle, in particolare dei capezzoli. In ogni caso, la fase dell’eccitazione è caratterizzata, in entrambi i sessi, da un notevole aumento dell’afflusso di sangue a livello genitale.
Dopo un tempo variabile, l’eccitazione può culminare nell’orgasmo, che è accompagnato da contrazioni ritmiche dei muscoli dell’area genitale, a intervalli regolari, e da sensazioni intense di piacere. Nella donna non vi sono manifestazioni esterne “visibili” e costanti dell’orgasmo, mentre nell’uomo le contrazioni possono determinare la fuoriuscita di sperma, cioè l’eiaculazione. Dopo l’orgasmo, nell’uomo è presente un periodo di latenza in cui la stimolazione risulta inefficace; nella donna, invece, se adeguatamente stimolata, possono verificarsi orgasmi ripetuti.
Il punto G e altri segreti della donna
L’orgasmo femminile è una reazione riflessa che spesso segue la stimolazione della clitoride e si accompagna a contrazioni muscolari percepite come pulsazioni piacevoli nel profondo della vagina. Il clitoride, per alcuni aspetti, corrisponde al glande del pene, ma presenta una sensibilità maggiore alle stimolazioni esterne.
Questo non significa, però, che l’orgasmo femminile sia solo clitorideo: anche l’orifizio vaginale, l’area circostante e il terzo anteriore della vagina sono considerati distretti ad alta sensibilità, in grado di generare piacere se stimolati in modo adeguato. Si parla inoltre del cosiddetto “punto G” (da Grafenberg, suo scopritore), una piccola area situata circa a metà della parete anteriore vaginale, descritta come sensibile alla pressione.
Secondo quanto riportato in letteratura divulgativa, la stimolazione del punto G potrebbe generare sensazioni intense fino a favorire orgasmi multipli. È importante ricordare che, mentre l’uomo in genere necessita di una pausa dopo l’eiaculazione, molte donne possono non avere bisogno di un intervallo e, se stimolate in modo continuo, possono raggiungere più orgasmi in successione.
Il vaginismo, un problema da risolvere
Il vaginismo è una disfunzione sessuale femminile caratterizzata da una contrazione spastica involontaria dei muscoli che circondano l’accesso vaginale, tale da impedire la penetrazione e, di conseguenza, un rapporto sessuale completo. In alcuni casi, la contrazione può rendere difficile non solo il coito, ma anche una visita medica, perché l’ostio vaginale tende a serrarsi in modo intenso.
Le donne che ne soffrono possono provare piacere con i contatti fisici e l’intimità, ma quando si tenta la penetrazione si attiva una risposta involontaria che può generare ansia, angoscia e tensioni nella coppia. Le cause possono essere fisiche o psicologiche: nel primo caso possono esserci patologie degli organi pelvici; nel secondo, possono incidere fattori come educazione rigida, traumi sessuali, conflitti emotivi o vissuti di paura.
La terapia punta innanzitutto a rimuovere eventuali cause organiche. Quando la componente è principalmente psichica, la terapia sessuale è spesso indicata e si basa sulla riduzione dell’elemento fobico e su esercizi di dilatazione progressiva. Se eseguito correttamente, il percorso può permettere alla coppia di recuperare una vita sessuale più serena e, se desiderato, preservare la possibilità di concepimento.
L’amore non vuole pensieri
“L’amore non vuole pensieri” è un proverbio napoletano che descrive in modo efficace il rapporto complesso tra stress e sessualità. Un esempio tipico è quello del quarantenne dinamico che incastra appuntamenti e impegni in modo frenetico e si percepisce “padrone del mondo”, finché improvvisamente compaiono difficoltà di erezione. In quel momento, lo stress influisce negativamente sulla sessualità e questo, a sua volta, aumenta lo stress, creando un circolo vizioso: all’euforia può seguire il timore di aver perso definitivamente la propria virilità.
Nella terminologia moderna, stress indica un insieme di fattori esterni (fisici, psichici, traumatici) in grado di alterare l’equilibrio dell’organismo, rispetto ai quali la sessualità può essere vulnerabile. Si ipotizza che, in alcune condizioni, possano verificarsi riduzioni del testosterone, aumenti della prolattina (che può inibire la libido) e incrementi di cortisolo ed endorfine, sostanze che possono interferire con la risposta sessuale. In alcuni studi è stata anche avanzata l’ipotesi di influenze legate allo stress materno nei primi mesi di vita intrauterina, tema complesso che richiede sempre un’interpretazione prudente.
Le fastidiose malattie dell’amore
Le malattie trasmesse attraverso i rapporti sessuali, storicamente chiamate malattie veneree in riferimento a Venere, sono presenti fin dall’antichità. Alle più note, come lue e gonorrea, nel tempo si sono affiancate altre infezioni, tra cui uretriti aspecifiche, vescicoliti e prostatiti. Oggi si parla più correttamente di malattie sessualmente trasmesse, poiché la causa è spesso legata al rapporto sessuale.
È stato osservato che, se non curate in modo adeguato, alcune infezioni possono contribuire a ridurre la fertilità maschile, con diminuzione del numero degli spermatozoi, riduzione della motilità e alterazioni della morfologia. Inoltre, la presenza di batteri nello sperma può favorire infezioni nel tratto genitale femminile e, nei casi più impegnativi, interessare le tube con conseguenze sulla fertilità.
Per questo diagnosi e cura sono importanti, ma lo è ancora di più la prevenzione: utilizzo del condom, evitare rapporti a rischio e sottoporsi a controllo medico ai primi sintomi, come bruciori minzionali, bruciori eiaculatori, erezioni dolorose o modifiche del volume, della viscosità e del colore del liquido seminale.
Quando la prostata ingrossa
L’ipertrofia prostatica benigna è caratterizzata dallo sviluppo di un adenoma, cioè una crescita benigna che si forma attorno all’uretra. Può iniziare intorno ai quarant’anni e svilupparsi lentamente, diventando più evidente dopo i cinquanta. Nelle popolazioni occidentali è una condizione frequente e i fattori che ne favoriscono l’insorgenza possono essere ambientali, genetici, nutrizionali e soprattutto ormonali.
Gli ormoni testicolari hanno un ruolo importante nello sviluppo dell’ipertrofia prostatica e la patologia viene spesso descritta come ormono-dipendente. I sintomi tipici includono aumento della frequenza urinaria, soprattutto notturna, difficoltà a urinare con getto debole e intermittente, necessità di sforzo e, nei casi più avanzati, ristagno o ritenzione acuta d’urina.
Dopo una diagnosi basata su esami clinici, di laboratorio e strumentali, la terapia può essere farmacologica nei quadri meno gravi o quando l’intervento non è indicato; nei casi avanzati, con ostruzione meccanica importante, può essere presa in considerazione una terapia chirurgica.
La prostata, questa sconosciuta
Un sondaggio svolto alcuni anni fa in Gran Bretagna ha evidenziato che una parte significativa della popolazione non sapeva spiegare cosa fosse la prostata o quale fosse la sua funzione. La prostata è una ghiandola delle dimensioni di una noce o di una castagna e ha un ruolo fondamentale nell’apparato riproduttivo maschile. Si trova a livello del collo vescicale e circonda un tratto dell’uretra, cioè il canale attraverso cui passano urina e liquido seminale.
Il suo sviluppo è legato all’età: è molto piccola alla nascita e aumenta progressivamente fino a raggiungere circa 20 grammi al termine della pubertà, sotto l’azione degli ormoni maschili. La prostata produce un secreto che, al momento dell’eiaculazione, si mescola al liquido seminale e contribuisce alla sua composizione. Ha anche una funzione “meccanica” perché, trovandosi all’incrocio tra vie urinarie e sessuali, aiuta a evitare il reflusso di urina nelle vie spermatiche durante la minzione e l’ingresso di sperma in vescica durante l’eiaculazione.
È un organo soggetto a diverse patologie: prostatiti frequenti in età giovane, ipertrofia prostatica benigna che può manifestarsi dopo i quarant’anni e carcinoma prostatico che, nei Paesi occidentali, rappresenta una neoplasia molto diffusa nella popolazione maschile.
A proposito di herpes genitale
Può capitare di avvertire dolore localizzato a livello del pene o, nella donna, in regione vulvare o vaginale a poche ore o a diversi giorni da un rapporto sessuale non protetto. Un’osservazione attenta delle aree interessate può evidenziare vescicole cutanee o mucose compatibili con un’infezione erpetica. Si tratta di una malattia a trasmissione sessuale legata in particolare all’Herpes simplex virus di tipo 2 e, in parte, al tipo 1.
Le vescicole possono rompersi spontaneamente e trasformarsi in ulcerazioni, poi croste, fino alla cicatrizzazione: l’episodio può durare anche diverse settimane. Dopo l’infezione primaria possono verificarsi recidive, con frequenza variabile, spesso con sintomi più sfumati rispetto al primo episodio.
L’herpes genitale è considerato fastidioso e non curabile in modo definitivo, e può avere un impatto psicosessuale e relazionale. Per questo la ricerca ha orientato l’attenzione verso farmaci antivirali in grado di ridurre la replicazione del virus e di ritardare le ricomparse. In gravidanza, l’infezione richiede particolare attenzione clinica e, in presenza di lesioni attive al momento del parto, può essere valutata l’opzione del taglio cesareo.
La sindrome di Speedy Gonzales
Lo sapevate che il rapporto sessuale del leone dura pochi secondi? Nell’uomo, invece, quando c’è un buon controllo del riflesso eiaculatorio, la durata può essere molto più lunga. Eppure, in una società frenetica, la “velocità” può diventare un problema: non si accorda con il piacere sessuale, né maschile né femminile. Non a caso, la giustificazione “ti desidero tanto che non riesco a trattenermi” spesso non convince più.
Chi vive difficoltà prova a rimandare l’eiaculazione con strategie improvvisate, come pensare a immagini tristi o ricorrere ad espedienti momentanei. L’eiaculazione precoce viene descritta come una condizione frustrante, più comune nel maschio giovane, talvolta favorita da un cattivo apprendimento sessuale o da esperienze iniziali “sbrigative” che rinforzano l’idea errata che un rapporto veloce sia sinonimo di virilità. Nel tempo, questa abitudine può mantenersi e diventare un problema stabile, con ripercussioni sulla serenità della coppia.
L’andropausa non pregiudica l’attività sessuale maschile
L’andropausa non corrisponde alla menopausa, perché nell’uomo la fertilità può persistere fino a tarda età. È più corretto considerarla come climaterio maschile, cioè un periodo di cambiamento lento e progressivo dell’organismo, nel quale l’aspetto sessuale può risultare particolarmente coinvolgente, soprattutto se si manifesta prima dei sessant’anni.
Con l’età possono verificarsi modificazioni fisiologiche: per ottenere un’erezione valida può servire più tempo e maggiore stimolazione, può aumentare l’intervallo tra eiaculazione ed erezione successiva, le contrazioni eiaculatorie possono essere meno intense e la detumescenza può risultare più rapida rispetto alla giovinezza. Diversi fattori possono concorrere al quadro, tra cui condizioni cardiovascolari, diabete, ipercolesterolemia, alcuni farmaci, riduzione del testosterone, cambiamenti sociali e psicologici.
L’impotenza è spesso il sintomo più percepito, ma non è da considerarsi “normale” in quanto tale negli anziani: un uomo in buona salute e fisicamente attivo può mantenere una vita sessuale soddisfacente anche in età avanzata. Quando compaiono segnali di peggioramento, anche sotto i cinquant’anni, è opportuno un inquadramento andrologico: dopo la visita possono essere indicati esami come Doppler delle arterie peniene, studio della tumescenza notturna, valutazione neurofisiologica dell’erezione, dosaggio del testosterone ed ecografia prostatica. Le terapie dipendono dalla diagnosi e possono includere la revisione di farmaci che interferiscono con la sessualità, trattamenti ormonali in caso di carenza (con controlli accurati), terapie per deficit circolatori e, in situazioni selezionate, opzioni più avanzate fino alla protesi peniena. Compito dell’andrologo è accompagnare questo periodo con equilibrio, prevenendo squilibri e riducendo l’impatto sulla qualità di vita.
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